Alberto Trentini è finalmente libero. Dopo 423 giorni di prigionia in un carcere di massima sicurezza in Venezuela, l’operatore umanitario, segnato dall’angoscia, sta per fare ritorno in Italia.
La sua destinazione è Roma poi il Lido di Venezia, il luogo dell’infanzia e degli affetti diventato in queste ore il simbolo di una rinascita e il luogo dove vivono i genitori Armanda ed Ezio.
Sul lungomare l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Palloncini tricolori ondeggiano nel vento appesi alle serrande dei negozi, alle ringhiere e ai pali dei segnali stradali. Il verde, il bianco e il rosso colorano il cielo e raccontano una comunità che non ha mai smesso di sperare.
I genitori di Alberto lo attendono con discrezione e commozione. Per loro, come per tutti coloro che hanno seguito la vicenda il ritmo segna la fine di un incubo e l’inizio di una nuova normalità. Nessuna dichiarazione ufficiale, solo sguardi carichi di emozione e un silenzio che vale più di mille parole.
Il Lido si stringe attorno alla famiglia Trentini trasformandosi in un abbraccio collettivo. Il rientro di Alberto non è solo una notizia di cronaca ma una storia di attesa, solidarietà e sollievo. Oggi tra i palloncini tricolori e il rumore del mare vince la speranza.
