La bellezza come strumento di riscatto, la cultura come diritto e opportunità, la Basilica di San Marco come ponte simbolico e reale tra la città e il carcere. È quanto sancito oggi dalla firma di un accordo di collaborazione stabile tra la Procuratoria di San Marco e la Casa Circondariale maschile Santa Maria Maggiore, alla presenza del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia e delle autorità civili, militari e culturali.

L’intesa si articola in tre azioni concrete: la possibilità per i detenuti di accedere a offerte di lavoro in Basilica; l’ospitalità per visite guidate rivolte al personale penitenziario e ai detenuti, in orari e modalità concordate; un ciclo di incontri nel carcere condotti da collaboratori della Procuratoria con proiezioni video, illustrazioni e narrazioni delle opere d’arte marciane.
Un progetto che mette in dialogo due mondi apparentemente lontani, uniti dalla consapevolezza che l’arte, la fede e la conoscenza possono generare percorsi di trasformazione.
Il direttore dell’Istituto penitenziario Enrico Farina ha dichiarato: “Questa collaborazione con la Procuratoria di San Marco rappresenta un passo importante e concreto nella costruzione di percorsi trattamentali fondati sulla cultura, sul lavoro e sulla valorizzazione della persona. I detenuti potranno accedere, da un lato, a momenti di scoperta e conoscenza della Basilica di San Marco, sia attraverso visite guidate, quando autorizzate, sia grazie agli incontri in Istituto con esperti della Procuratoria che porteranno all’interno del carcere la bellezza e la storia di un luogo unico al mondo. Dall’altro lato, si aprono reali opportunità di impiego per chi è ammesso al lavoro esterno, in un contesto di straordinario valore simbolico e civile. Ma questa collaborazione ha un ulteriore valore: come già avvenuto, consente anche al nostro personale – in particolare agli agenti della Polizia Penitenziaria e ai funzionari che operano quotidianamente a contatto con la sofferenza e il disagio – di avvicinarsi e accedere con le proprie famiglie ai luoghi più belli e significativi della città, sentendosi riconosciuti, sostenuti e inclusi. È un gesto che esprime profonda attenzione da parte del Patriarca e della Procuratoria verso chi lavora in condizioni complesse e spesso silenziosamente, con grande dedizione. In un’epoca che chiede nuove alleanze sociali, questa sinergia rappresenta un modello di civiltà e corresponsabilità, capace di generare valore umano, culturale e comunitario”.
A sottolineare il significato dell’accordo anche le parole del Primo Procuratore di San Marco avvocato Bruno Barel che ha voluto collegare l’iniziativa a una più ampia responsabilità civile e spirituale: “La Procuratoria di San Marco, attenta ai moniti del Presidente della Repubblica e del Papa, vuole dare un contributo concreto alla attuazione dei valori costituzionali che riconoscono piena dignità anche alle persone recluse e che chiamano tutto il Paese ad essere solidale nel favorire il loro reinserimento sociale. Ringrazia l’Amministrazione penitenziaria e tutte le altre istituzioni che stanno già operando nella stessa direzione, fra le quali la Caritas diocesana e il CNEL presieduto dal procuratore prof. Renato Brunetta che ha dedicato recentemente una intera giornata di studi alla condizione carceraria e alle azioni positive volte a favorire il pieno reinserimento di chi ha pagato il proprio debito verso la società nella comunità e nella economia del Paese”.
Alla firma hanno partecipato il Patriarca di Venezia, le autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni culturali. L’accordo non è solo simbolico, è l’inizio di un rapporto strutturato tra il carcere e uno dei luoghi più identitari e significativi della città fondato sulla fiducia, sulla bellezza condivisa e sulla convinzione che ogni persona, anche dietro le sbarre, ha diritto a una possibilità.
