Alla Marciana, memoria e responsabiltà civile

Incontro di alto profilo culturale e civile, giovedì 29 gennaio, alla Biblioteca Nazionale Marciana che ha ospitato il rabbino capo Alberto Sermoneta e il presidente Dario Calimani, massimi esponenti della Comunità ebraica veneziana.

Ad accoglierli il direttore della Marciana Stefano Trovato che nel suo intervento con la visione di documenti originali si è soffermato sulla figura di Luigi Ferrari, direttore della Biblioteca negli anni delle leggi razziali del 1938. Trovato ha ricordato il gesto di coraggio di Ferrari, che scrisse al Ministero dell’Educazione nazionale per chiedere di mantenere in servizio la bibliotecaria Marcella Ravà, di origine ebraica – perché motivò “era un vantaggio per l’ufficio” – opponendosi così – pur nei limiti imposti dal contesto storico – alla discriminazione razziale. “Ferrari cercò di evitare il turpe ossequio diviso tra fanatismo e opportunismo. Pochi intellettuali riuscirono ad alzare la voce del dissenso. Tra questi il senatore Benedetto Croce”, ha ricordato il direttore.

Purtroppo i tentativi di Ferrari furono vani. Cercò anche di “interpretare” le circolari delle leggi razziali che obbligavano di allontanare giovani e docenti dalle scuole. Lui scrisse che il termine uffici non c’era nelle circolari, quindi le persone potevano usufruire della posizione “comando” (trasferimento).

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di riflessione sul ruolo delle istituzioni culturali nei momenti più bui della storia e sulla responsabilità individuale di chi le dirige.

A seguire, la visita alla mostra “Eresia e ortodossia a confronto” realizzata dall‘Università di Venezia e di Padova in collaborazione con la Marciana con una guida speciale. Il direttore Trovato ha condotto gli ospiti attraverso alcuni degli spazi e dei tesori più significativi della Marciana intrecciando il racconto storico con il tema della memoria e della difesa dei valori civili.

Un appuntamento che ha riaffermato il valore della cultura come luogo di dialogo, testimonianza e consapevolezza storica.

Intervento rav Alberto Sermoneta

“Siamo nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata della Memoria. La memoria è un muscolo che va sempre tenuto in allenamento, altrimenti si cade nell’oblio. La memoria della Shoah deve quindi essere continuamente coltivata.

La Shoah rappresenta un punto centrale della storia ed è un riferimento fondamentale per comprendere i valori su cui su fonda la società moderna e il rispetto reciproco tra gli esseri umani.

Nella tradizione ebraica, il Talmud – una della basi dell’ebraismo fondata sull’insegnamento e sul confronto tra rabbini e grandi maestri della storia del popolo ebraico – insegna che in alcuni casi l’uomo deve preferire morire piuttosto che uccidere. Tra questi principi vi è il rifiuto di togliere la vita a un altro essere umano.

Luigi Ferrari, ad esempio, ha messo in pratica questo insegnamento non concedendo e non rivelando i nomi degli ebrei che lavoravano, vivevano o frequentavano questo luogo.

In questo spirito vengono ricordati i Giusti fra le Nazioni (Chasidei Umot HaOlam), persone che, rischiando la propria vita, salvarono ebrei senza distinzione di religione, colore della pelle o lingua, scegliendo il bene e la responsabilità morale.

È dunque un onore essere qui e partecipare a questa manifestazione, una delle più importanti che caratterizzano questa giornata, così fondamentale per noi. Una giornata che non dovrebbe limitarsi al 27 gennaio ma estendersi idealmente fino al 26 gennaio dell’anno successivo perché la memoria deve essere una ricerca continua, uno studio e un confronto con ciò che è accaduto per evitare che simili tragedie possano ripetersi e che si cada nell’oblio”.