“Lady Pickpocket” Monica Poli e l’impegno con i Veneziani non distratti

Prima dei video virali, prima del soprannome che rimbalza tra vaporetto e social, prima di diventare “Lady Pickpocket”, Monica Poli era una commessa in un negozio di calzature in campo Santi Filippo e Giacomo.

Veneziana DOC, oggi vive nel centro storico e da oltre trent’anni osserva da una posizione privilegiata, la strada, e con lo sguardo di chi non si distrae.

Tutto comincia con un dettaglio che tale non è. Clienti giapponesi che entrano, scelgono scarpe fatte a mano… e scoprono di non avere più il portafoglio. Sparito. Dentro non solo contanti ma passaporti, carte, ricordi, fotografie, perfino farmaci salvavita e testamenti. “Erano disperati, senza soldi e senza documenti”, racconta Monica. Un episodio che per molti poteva sembrare marginale, per lei è stato un campanello d’allarme, un segnale. Anzi, una sirena.

Il danno invisibile ma doloroso

Secondo Monica Poli, il borseggio non è solo reato individuale. È un sabotaggio silenzioso all’economia cittadina, shopping saltato, ristoranti evitati, gondole rimaste a mollo. E incide sull’immagine della città. La vacanza si trasforma in un’esperienza negativa. Il ricordo cambia colore. Non più la luce su San Marco ma l’ombra del furto. Dentro un portafoglio non c’è solo denaro. Ci sono identità, affetti, pezzi di vita.

Veneziani non distratti

Da quell’esperienza nasce un primo gruppo di volontari. Poi il percorso prende forma e nome “Cittadini non distratti”, oggi “Veneziani non distratti”. “Mi sono inserita”. Una rete di circa cinquanta persone, più una costellazione di “sentinelle”, tra cui – paradossalmente – anche gli stessi turisti. Il metodo? Presenza costante nelle zone più esposte, come l’area della stazione ferroviaria Santa Lucia e gli imbarcaderi. E un grido che ormai è diventato marchio di fabbrica: “Attenzione, borseggiatrici! Attenzione, pickpocket!”. “Non facciamo ronde ma azione di prevenzione. L’obiettivo è questo e non il pattugliamento”, puntualizza Poli. “Siamo semplici cittadini, andiamo per la strada e creiamo azione di disturbo. È l’unica cosa che possiamo fare”.

Una città fragile

Venezia resta una città fragile, non solo nelle fondamenta anche nel tessuto umano. Intanto le forze dell’ordine continuano ad intervenire. Nel novembre 2025 un’indagine del Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha portato a 23 misure cautelari – tra arresti e divieti di dimora – contro un gruppo attivo nei furti ai turisti. “Le forze dell’ordine lavorano benissimo. Secondo quanto emerso le vittime sarebbero migliaia e l’organizzazione operava da almeno dieci anni nel Nord Italia coinvolgendo anche minori. “Lo scorso anno mi sono trovata di fronte una bambina di 9 anni. I bambini devono andare a scuola e giocare”, afferma Poli. “Ma ora che abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora bisogna andare oltre. Sui minori chiedo interventi più incisivi”. Il punto, per lei, è anche normativo. Distinguere chi è realmente indigente, nullatenente da chi fa parte di organizzazioni strutturate.

“Guai chi mi tocca i giapponesi”

Poli non ha mai nascosto il suo legame con i turisti giapponesi che definisce esempio di educazione e rispetto. La sua è una difesa appassionata, a tratti ruvida, sempre diretta. Le sue parole – come quando sostiene che le borseggiatrici “non sono poverine” – provocano discussioni ma riflettono il suo stile senza giri di parole.

In una città abituata alle maree, Monica Poli è diventata una presenza costante. C’è chi la considera una sentinella civile, chi un simbolo di una stagione di allarme permanente. Di certo il suo nome è ormai legato a un’epoca in cui Venezia ha smesso di far finta di non vedere. E tra una calle e un vaporetto, mentre il flusso dei visitatori non si ferma mai, una voce continua a farsi sentire: “Attenzione, pickepocket!”. Non è poesia ma cronaca quotidiana. E a Venezia, oggi, anche questo fa rumore.