Favole e tele a Palazzo Grassi, Pinault Collection racconta il mondo a Venezia

Quattro mostre, quattro geografie, quattro artisti internazionali e uno sguardo plurale sul presente. È il nuovo programma espositivo della Pinault Collection, in calendario dal 29 marzo 2026 tra Palazzo Grassi (fino al 10 gennaio 2027) e Punta della Dogana (fino al 22 novembre 2026).

A Palazzo Grassi sono attese le mostre The Promise of Change di Michael Armitage e Co–travellers di Amar Kanwar. Due percorsi che affrontano trasformazione sociale, memoria e tensioni politiche attraverso linguaggi distinti ma complementari.

Armitage (Nairobi, 1984) che vive Kenya e Indonesia presenta quarantacinque dipinti, alcuni monumentali, e oltre cento studi. Le sue opere realizzate a olio su tessuto lubugo ricavato dalla corteccia degli alberi danno forma a immagini intense e stratificate. Guerre, corruzione, crisi migratorie, abusi di potere e detenzione emergono in scene che intrecciano cronaca e dimensione simbolica. “L’arte non può ignorare la realtà ma deve impadronirsene”, afferma l’artista.

Kanwar (1964) che vive e lavora a New Delhi rende omaggio agli atti di resistenza attraverso opere multimediali che indagano potere, violenza e giustizia. Le sue installazioni, spesso immersive e multilivello, nascono da narrazioni provenienti da territori di conflitto. The Torn First Pages documenta la lotta per la democrazia in Birmania evocando il gesto del libraio Ko Than Htay che strappava la prima pagina di ogni libro che vendeva contente la propaganda del regime. In un ambiente immerso nell’oscurità prende forma anche The Peacock’s Graveyard, una delle opere più recenti, una costellazione di favole visive distribuite su sette schermi sincronizzati, presentata per la prima volta in Europa.

A Punta della Dogana, Third Person di Lorna Simpson e Algebra di Paulo Nazareth, affrontano i temi dell’identità, della rappresentazione e della storia proponendo una riflessione critica sulle narrazioni dominanti.

Simpson (Brooklyn, 1960) appartiene a una generazione di artisti che hanno utilizzato approcci concettuali per mettere in discussione la neutralità delle immagini e del linguaggio. Le sue opere raffigurano spesso soggetti afroamericani di spalle o in modo frammentario sottraendoli a una lettura univoca. Negli ultimi trent’anni ha ampliato la propria pratica includendo film, video, pittura, disegno e scultura. La mostra riunisce circa cinquanta lavori tra cui nuove produzioni realizzate appositamente per l’occasione.

Nazareth (1977), nato nello stato brasiliano del Minas Gerais – conduce una vita artistica profondamente legata al movimento e all’incontro. Il suo lavoro che si esprime attraverso video, fotografie e oggetti, si fonda su gesti semplici ma carichi di significato, affrontando temi come migrazione, razzializzazione, globalizzazione e colonialismo. Centrale è la relazione con le persone incontrate lungo il suo percorso, in particolare con chi vive in condizioni di invisibilità o marginalità.

Il progetto riunisce artisti provenienti da Africa orientale, India, Nord America e Brasile confermando l’attenzione della Pinault Collection verso una scena globale e diversificata.

“L’arte contemporanea costituisce uno spazio privilegiato per comprendere e pensare il nostro tempo”, sottolinea l’Istituzione ribadendo il ruolo delle sue sedi veneziane come piattaforme di confronto sulle dinamiche del presente.

Info pinaultcollection.com/palazzograssi