Biennale Arte 2026, il Padiglione Venezia presenta Note persistenti

Presentato a Ca’ Farsetti il progetto espositivo “Note persistenti”, allestimento del Padiglione Venezia per la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della La Biennale di Venezia.

Un percorso immersivo e stratificato che interpreta Venezia come organismo vivente attraversato da memorie, vibrazioni invisibili e trasformazioni continue.

All’incontro hanno preso parte il sindaco Luigi Brugnaro, la curatrice Giovanna Zabotti e il Commissario Maurizio Carlin, insieme agli artisti e ai rappresentanti delle istituzioni coinvolte. Tra gli ospiti il neo soprintendente Archeologia e Belle Arti Corrado Azzollini e Fabrizio Magani, direttore generale per l’Archeologia, Belle Arti e paesaggio del Ministero della Cultura (MiC).

Un padiglione come partitura della città

In dialogo con il concept curatoriale “In Minor Keys”, “Note persistenti” si sviluppa come una composizione in tonalità minore, un invito ad ascoltare le frequenze più profonde della città, quelle che emergono dalle sue fondamenta, dalle storie dei veneziani e dalla materia che la sostiene.

Il progetto curato da Giovanni Zabotti con la partecipazione di Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi trasforma il Padiglione in uno spazio relazionale e dinamico, articolato in 4 dimensioni simboliche, sommersa, domestica, mitologica, collettiva. “Ho immaginato il Padiglione come una partitura collettiva – spiega la curatrice – in cui le opere attivano connessioni tra persone, storie e percezioni restituendo l’essenza più autentica e fragile di Venezia”.

Venezia come presidio di libertà

Nel suo intervento il sindaco Luigi Brugnaro ha ribadito il valore simbolico del Padiglione: “Venezia è da sempre aperta, diplomatica e libera. Il Padiglione rappresenta oggi più che mai un presidio di libertà, una voce autorevole nel panorama culturale internazionale e uno spazio in cui i veneziani possono raccontarsi contribuendo a costruire un’identità collettiva. È anche il luogo delle nuove generazioni grazie al progetto “Artefici del Nostro tempo” che offre visibilità ai giovani artisti”.

Le quattro dimensioni di Venezia

Il percorso espositivo si snoda attraverso ambienti immersivi che interpretano la città da prospettive diverse.

La dimensione sommersa. L’artista Alberto Scodro esplora ciò che resta invisibile, le fondamenta e le stratificazioni materiali della città. Le sue sculture, realizzate con sabbie, vetri e pigmenti, evocano concrezioni naturali e processi geologici rendendo visibile il tempo che modella Venezia.

La dimensione mitologica. Il compositore Dardust firma una partitura originale dedicata alla città inserita in un’installazione immersiva ideata dallo scenografo Paolo Fantin. Grazie alla collaborazione con H–Farm e Cisco il sistema sonoro generativo reagisce a suoni, movimenti e dati ambientali trasformando Venezia in un organismo musicale vivo.

La dimensione domestica. Con “Diario veneziano”, Ilya Kabakov e Emilia Kabakov costruiscono un racconto corale attraverso oggetti quotidiani donati dai residenti. Un archivio intimo e collettivo che attraversa collezioni e comunità restituendo un ritratto autentico della città.

La dimensione collettiva. Lo spazio dedicato agli “Artefici del Nostro Tempo” apre il Padiglione alle pratiche emergenti tra pittura, videoarte, fotografia e street art. Un luogo pensato anche per la socialità dove la visita diventa esperienza condivisa.

Un’esperienza tra memoria e trasformazione

Come sottolinea Maurizio Carlin il Padiglione non mostra la Venezia più evidente ma “una città che parla sottovoce” fatta di tracce, presenze e vibrazioni che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso. “Note persistenti” si configura così come una riflessione sulla capacità della città di resistere e trasformarsi intrecciando memoria, materia e immaginazione in un racconto plurale e contemporaneo.

Il sostegno al progetto

Fondamentale il contributo dei partner tra cui BPER Banca La Galleria Corporate Collection, main partner. Sabrina Bianchi, responsabile del Patrimonio Culturale, ha sottolineato: “Il progetto rappresenta una visione culturale che dialoga con il tempo e la memoria con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla sostenibilità”.