🇺🇦 Venezia, solidarietà al popolo ucraino: palazzi illuminati di giallo e blu

A Marghera raccolta aiuti, il twitter, la mozione, la preghiera, i messaggi.

1 – 7 marzo: a Venezia i Palazzi di Ca’ Farsetti e Ca’ Loredan, a Mestre il Municipio e la Torre civica saranno illuminati con i colori della bandiera ucraina, blu e giallo.

Il Comune si mobilita organizzando una raccolta di generi alimentari, vestiario e medicinali che sarà inviata in Ucraina. Il materiale viene raccolto in Via Gelain a Marghera, presso la Chiesa di SAnt’Antonio, orario 10 – 19.

Sindaco Luigi Brugnaro. Il twitter. Da Venezia una forte condanna all’attacco della #Russia all’#Ucraina e preoccupazione per le ricadute economiche sul nostro Paese per le ritorsioni che gli Stati occidentali vorranno fare alla Russia.Energia, turismo, esportazioni: il Governo deve seguire bene questo capitolo.

Consiglio Comunale di Venezia, 24 febbraio. L’appello. La storia della Città, che sta celebrando i 1600 anni dalla sua fondazione conferma che esiste davvero la possibilità di una pacifica convivenza tra i popoli, lingue, religioni e culture differenti. Venezia condanna in maniera ferma qualsiasi atto di guerra e ogni violazione del diritto internazionale ed esprime piena e sentita solidarietà alle popolazioni civili che rischiano di subire in maniera diretta le ripercussioni del conflitto. La mozione. Approvata all’unanimità la mozione del Consiglio Comunale condanna in maniera ferma qualsiasi atto di guerra e attacco al diritto internazionale e impegna il sindaco e la Giunta, oltre ai rappresentanti del territorio nelle diverse sedi istituzionali a sollecitare il Governo “affinché ogni sforzo diplomatico venga posto in essere per promuovere e facilitare la cessazione delle ostilità”. La mozione inoltre sostiene il Governo “affinché sia incisivo in sede internazionale per evitare le gravi ricadute sociali ed economiche anche nel nostro Paese, specie per quanto riguarda l’energia, il turismo e le esportazioni; a ribadire la vocazione internazionale e pacifica di Venezia, città ponte tra Oriente ed Occidente”. Cita l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Sottolinea infine: “Gli eventi a cui stiamo assistendo in Ucraina stanno proponendo gravi scenari che mettono in pericolo la vita di tanti civili e che l’Europa ripiomba in un passato che speravamo di non rivivere più”.

Patriarca monsignor Francesco Moraglia, 25 febbraio. La guerra in Ucraina ci tocca da vicino ed entra nella vita delle nostre comunità. Lo avvertiamo drammaticamente in queste ore attraverso il dolore, i pianti, le preoccupazioni e i lutti di tante persone, donne e uomini ucraini, che vivono e lavorano nei nostri territori. A loro e all’intera popolazione dell’Ucraina rivolgiamo un affettuoso pensiero ed assicuriamo la nostra vicinanza e preghiera a Dio Padre di tutti. La preghiera, per noi, rimane lo strumento più forte e “disarmante” che abbiamo a disposizione. Stiamo purtroppo vivendo giorni che avevamo intensamente sperato di non dover vivere. Quando si usano le armi e i metodi della violenza e della guerra, tutto, allora, diventa una possibile e terribile realtà, anche le cose più tragiche, come le morti di civili e militari. Per questo è fondamentale pregare, sperare e – chi può ed ha l’autorità per farlo – adoperarsi perché questo conflitto cessi al più presto e si ritorni ad usare il metodo del dialogo, del confronto, della diplomazia. Ci uniamo all’appello di Papa Francesco perché tutti, specialmente chi ha più responsabilità, “facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra: il padre di tutti, non solo di qualcuno, che ci vuole fratelli e non nemici”. Ci apprestiamo a vivere con intensità e partecipazione il prossimo Mercoledì delle Ceneri – 2 marzo – come giornata di preghiera, di digiuno e di grande unanime invocazione per la pace in Ucraina. Intanto domenica prossima, 27 febbraio, alle ore 15.30 nella basilica della Salute si terrà un momento di preghiera, a cui tutti sono invitati, con la partecipazione dei fedeli della comunità ucraina cattolica di Venezia. Chiediamo a Dio il dono della pace che noi uomini, da soli, non siamo in grado di garantire e lo facciamo attraverso la sicura intercessione di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, invocata ad Oriente ed Occidente come Regina della Pace e qui a Venezia come “Madonna della Salute”, ossia come Colei che si fa carico delle sofferenze di tutti i suoi figli.

Rettrice Tiziana Lippiello, Università Ca’ Foscari. L’Università Ca’ Foscari Venezia segue con molta apprensione il conflitto in Russia e Ucraina e il preoccupante acuirsi del livello di scontro. Il mio pensiero e quello di tutto l’Ateneo va soprattutto alle studentesse e agli studenti, alle ricercatrici e ai ricercatori che stanno vivendo ore di angoscia per le sorti delle loro famiglie nei territori in guerra. Siamo vicini inoltre ai componenti della nostra comunità che in questo momento si trovano in quelle aree e alle loro famiglie. La cultura, il dialogo tra i popoli, la reciproca conoscenza sono le uniche armi da utilizzare; Ca’ Foscari promuove e coltiva da sempre questi valori nel segno della pace e della democrazia. Ci stringiamo a voi e vi sosteniamo in un momento così difficile.

Presidente Regione del Veneto Luca Zaia. Non ci sono giustificazioni, e non ce ne possono essere, a quello che sta accadendo. E’ una follia criminale. È inaudito che nel terzo millennio si debbano ancora ricevere notizie di città bombardate. Peraltro è una guerra che ci tocca da vicino, con tutte le gravi ricadute economiche che si stanno verificando. Abbiamo tutti il dovere, ognuno con i propri mezzi, purché pacifici, di fermare questa atrocità e la Comunità Internazionale deve impegnarsi a non rispondere alla violenza con un’altra violenza. Ciò che sta accadendo è inaudito a maggior ragione di fronte a un mondo devastato da una pandemia con milioni di morti. E in questo quadro ci troviamo di fronte al bombardamento di una comunità in ragione di dichiarazioni assolutamente insostenibili di indipendenza o altri discorsi del genere. Il dialogo, la diplomazia devono assolutamente prevalere su bombe, devastazione e morte perché siamo di fronte a un fatto da condannare in maniera totale. Non ci sono se e non ci sono ma. Intervenga la diplomazia e si blocchi questa azione folle.