Nel 1938, mentre le leggi razziali colpiscono con violenza il mondo della scuola, dell’università e della cultura, anche la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia è attraversata da quella frattura.
Attraverso la storia di Marcella Ravà, bibliotecaria colta e rigorosa, ebrea, nata a Camerino nel 1905, la Marciana diviene simbolo di civiltà e di resistenza morale.
Laureata in lettere classiche all‘Università di Padova nel 1927, Ravà consegue anche il diploma di bibliotecaria e intraprende inizialmente la carriera dell’insegnamento. Dopo aver vinto il concorso pubblico, dal 1930 insegna al liceo ginnasio Scipione Maffei di Verona. Nel 1937 ottiene il comando presso la Biblioteca Marciana. Qui le viene affidata la catalogazione dei classici, un lavoro che svolge con tale competenza da essere esplicitamente apprezzata dal direttore Luigi Ferrari che ne loda “le attitudini e l’impegno verso il lavoro di biblioteca”.
Con l’entrata in vigore delle leggi razziali, Marcella Ravà viene però allontanata dal servizio. Il direttore Ferrari tenta di opporsi. Scrive al Ministero dell’Educazione Nazionale per chiederne il mantenimento in servizio assumendo una posizione tutt’altro che scontata nel clima di conformismo e paura del tempo. Il suo intervento non basta. Ravà viene licenziata, come lo fu suo padre Adolfo, professore di filosofia del diritto all’Università di Padova.
Non solo. Il suo nome compare sia nella lista degli autori ebrei di libri scolastici vietati (1938), sia nell’elenco degli “autori le cui opere non sono gradite in Italia” (1942). L’esclusione diviene totale, professionale, culturale, civile.
Nel 1939 Marcella Ravà si trasferisce a Roma con la famiglia e durante l’occupazione tedesca si rifugia in un convento. Solo con la liberazione della città, nel 1944, rientra in servizio come bibliotecaria aggregata presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, dove lavora alla catalogazione di fondi di opuscoli fino al 1971, anno della pensione.
Accanto all’attività professionale, Ravà mantiene un’intensa vita intellettuale. Pubblica articoli e recensione, cura una bibliografia degli scritti di Ernesto Bonaiuti, traduce dal tedesco. Nel 1945 entra nella Chiesa metodista di Roma. Dona il proprio archivio all’Accademia Toscana La Colombara (fondo Marcella Ravà-Ernesto Bonaiuti) e la sua biblioteca alla Facoltà valdese di teologia.
La sua vicenda, insieme al tentativo di resistenza morale del direttore Luigi Ferrari, è ricostruita nel saggio dell’attuale direttore della Marciana Stefano Trovato, 1938. Biblioteca Marciana: il direttore e il “personale di razza ebraica”, pubblicato nel 2015 su Studi Veneziani.
Una storia che ricorda come anche nei luoghi della cultura la discriminazione si fa sistema ma che testimonia l’esistenza di scelte di coscienza, di gesti silenziosi di opposizione e di una fedeltà ostinata al sapere e alla dignità umana.
