Alla Biennale di Venezia il futuro si prende in braccio

Oltre duecento bambolotti–neonato da prendere in braccio, coccolare, cambiare il pannolino accolgono i visitatori al Padiglione Giappone – nel settantesimo anno dalla sua costruzione – alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Simbolo del futuro hanno provenienze differenti, pesano circa sei chilogrammi e tutti portano gli occhiali.

È un inno alla gioia “Bambini dell’erba, bambini della luna”, l’opera dell’artista performativo giapponese Ei Arakawa – Nash, 48 anni. È anche una presa di coscienza sui bambini uccisi da droni, missili e altre forme di violenza. Durante il percorso, una musica di sottofondo accompagna i visitatori. È composta dalle voci dei gemellini dell’artista nati nel dicembre 2024. Le sorprese non mancano.

Nel momento del cambio del pannolino – gesto libero – il pubblico partecipa a un rituale accessibile tramite QR code attraverso il quale viene donata una poesia, generata in modo unico in base al compleanno di ciascun bebè. Le date si ispirano a eventi storici legati al Giappone, agli Stati Uniti e all’Asia del Novecento.

All’ingresso un messaggio dell’artista accoglie il pubblico: “Questo padiglione è un palcoscenico a forma di piccola montagna. Potete partecipare portando con voi un bambolotto”. E ancora: “Come persona queer non avevo mai immaginato che avrei avuto figli. Questa performance partecipativa si ispira al lavoro di accudimento che, storicamente, è stato affidato alle donne”.

L’artista ricorda poi gli anni della scuola e gli insegnamenti ricevuti sul suo Paese, la storia, la Seconda guerra mondiale, le bombe atomiche. “A causa di questa visione parziale ho commesso alcuni errori imbarazzanti”, scrive. E conclude con una promessa: “Trasmetterò questo lato oscuro della storia ai miei figli come forma di insegnamento”. All’uscita decine di biberon appesi a fili di corda oscillano nell’aria come piccoli stendardi fragili.