C’è un momento, durante il Carnevale di Venezia, in cui tra maschere sontuose e turisti incantati, la porta del Caffè Florian si apre e entra lei.
Saluta, sorride, si guarda attorno come si fa quando si rientra a casa. Poi si ferma a chiacchierare con gli ospiti, con la grazia di chi conosce l’arte dell’incontro.
Lei è Gianna Giacometti. Nata a Conegliano, in provincia di Treviso, vive a Venezia da cinquant’anni, nel sestiere di Cannaregio. Era il 1975 quando insegnava alla scuola materna (Gallina, Pietà), con quella pazienza luminosa che hanno le maestre che sanno raccontare le storie. E forse, in fondo, Gianna continua a raccontarne una, quella del Carnevale, ogni anno diversa, ogni anno cucita addosso.
“Amo questa città e mi sono sempre trovata bene”, dice. Nei suoi occhi si legge un amore antico, di quelli che non si consumano ma oggi Venezia la guarda con un filo di malinconia, la perdita di abitanti, le serrande abbassate dei negozi storici, le botteghe sostituite da chincaglierie tutte uguali. “Ci sono momenti in cui veramente non mi sento più a casa”, confida. “Mi manca l’anima, il tessuto della città”.
Eppure Gianna non si arrende. Sa che Venezia è anche acqua alta, umidità, pavimenti che respirano salsedine. “Bisogna sapere vivere e convivere con l’acqua”, afferma con la semplicità di chi ha imparato che la bellezza richiede pazienza.
Da quarant’anni, durante il Carnevale, mantiene viva una piccola grande tradizione personale, ossia confeziona un costume nuovo. Lo realizza da sé, con cura artigianale e fantasia. Ogni anno un’idea diversa, ogni anno un incanto. Quello di quest’anno è un omaggio a San Valentino. “O, meglio, a Santa Valentina”, spiega sorridendo. È un tripudio di cuori di velluto, perline e paillettes che brillano sotto le luci delle sale storiche del Florian. Un costume romantico, delicato e quel tocco ironico che la rappresenta. Perché Gianna non si limita a indossare un abito, lo abita, lo fa vivere, lo racconta.
Al Florian ci viene da quando era bambina. La accompagnavano i genitori. Ricorda che ballava in Piazza San Marco accanto all’orchestra e che tutti la fotografavano. Forse è lì che è nato il suo amore per il Carnevale, tra una nota di valzer e uno sguardo curioso.
Oggi, quando entra e saluta, è come se chiudesse un cerchio. La bambina che ballava è diventata la signora elegante che porta cuori cuciti addosso. E mentre Venezia cambia, Gianna resta. Con la sua gentilezza, la sua memoria, la sua ostinata voglia di bellezza. Perché finché ci sarà qualcuno che entra al Florian in costume, con un sorriso e una storia da raccontare, l’anima della città non sarà mai perduta.
