Alla Biennale, quarantamila cartoline salvano il mondo

In un tempo in cui non si scrivono – e quasi non si ricevono più – cartoline postali, sorprende l’opera titanica Los restos dell’artista iberico Oriol Vilanova (Manresa, 1980).

Alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, l’artista, che vive e lavora a Bruxelles, ha esposto oltre quarantamila occupando le pareti dell’intero Padiglione della Spagna.

Quei rettangoli di carta convivono uno accanto all’altro, ordinati per soggetti, pesci e navi, animali e orologi, spiagge e montagne, tramonti e città. C’è anche Venezia con il Canal Grande, il ponte di Rialto, la Piazza San Marco. L’effetto che ne deriva è meraviglioso, sorprendente, multicolore, quasi ipnotico.

La sconfinata collezione è il frutto di una raccolta iniziata vent’anni fa. “Le ho acquistate, domenica dopo domenica, nei mercatini di tutto il mondo a partire dal Mercat de Sant Antoni di Barcellona e poi al Jeu de Balle di Bruxelles”, spiega l’artista mentre saluta e si sofferma con centinaia di visitatori. E aggiunge: “La collezione completa è formata da duecentomila cartoline”.

L’opera genera connessioni, colori, relazioni tra popoli e memorie condivise. Le luminose sale del padiglione appaiono come tante plazas mayores,grandi piazze dove le persone sostano serene, osservano, ricordano. Vilanova conclude: “Ho grande interesse per i mercatini delle pulci e preferisco il mercato al museo”.

Un testo recente dell’artista riassume la sequenza di gesti che animano questi luoghi: la scelta, il calcolo, la negoziazione, il prezzo, il pagamento, il saluto. I mercatini, lontani dall’essere semplici discariche delle epoche della modernità diventano così archivi sentimentali e promesse di possibilità illimitate, simboli di ciò che un giorno potrà essere ricostruito.

Forse è proprio questo il senso più profondo di Los restos, salvare dall’oblio immagini nate per viaggiare e trasformarle in una memoria collettiva, capace ancora oggi di unire sguardi, luoghi e generazioni.