Seconda giornata veneziana per il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, protagonista di una intensa mattinata alla Basilica della Madonna della Salute, dove alle 10 ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica concelebrata con il patriarca di Venezia Francesco Moraglia.
Alla messa hanno partecipato autorità civili e militari, confraternite, associazioni e numerosi fedeli.
Nel suo saluto, il patriarca Moraglia ha richiamato il dramma quotidiano della Terra Santa. «Là la carne e il sangue pagano un tributo quotidiano. Tutto quello che accade a Gerusalemme non ha soltanto un significato politico e sociale, ma anche teologico», ha affermato, annunciando che la raccolta diocesana dell’Avvento, promossa attraverso la Caritas e integrata dal contributo personale del vescovo, è stata destinata alla scuola cattolica della Sacra Famiglia di Gaza.

Un progetto al quale la diocesi veneziana guarda con particolare attenzione. «Non mi aspettavo di poter incontrare il cardinale Pizzaballa – ha raccontato il direttore della Caritas veneziana, Franco Sensini –. Durante l’Avvento avevamo proposto una colletta proprio per sostenere la scuola bombardata di Gaza».
L’istituto, appartenente alla parrocchia della Sacra Famiglia, è frequentato per circa l’80 per cento da bambini e ragazzi musulmani. La struttura è già pronta ad accogliere 500 studenti, con l’obiettivo di arrivare a mille. Il progetto prevede un percorso educativo fino alla scuola superiore e garantisce agli studenti anche i pasti.
Profondamente toccato dal gesto della Chiesa veneziana, il cardinale Pizzaballa ha espresso la propria gratitudine. «Grazie per la scuola di Gaza. Sono grato per questi due giorni molto intensi e molto belli», ha detto all’inizio dell’omelia.
Le sue parole si sono poi trasformate in una riflessione sul significato della giustizia e della pace nel contesto della guerra. «La giustizia di Dio è basata sulla misericordia, sull’amore. Giustizia e misericordia non vanno molto d’accordo nel nostro contesto della Terra Santa in questo momento», ha osservato.
Il Patriarca latino ha quindi indicato nella verità il primo autentico gesto di carità. «La prima forma di carità è la verità, che però non deve diventare una condanna, ma una proposta, un desiderio di riconciliazione. Il nostro punto di partenza non lascia spazio all’odio, al rancore, al desiderio di vendetta o alle recriminazioni, ma al desiderio di ricostruire, di andare oltre il male. Il nostro desiderio non è semplicemente distruggere il male, ma costruire il bene. La nostra preoccupazione deve essere innanzitutto quella di curare il bene, cercare il bene».
Un altro tema centrale è stato quello della libertà, intesa come capacità di operare il bene senza lasciarsi condizionare dal risultato. «Abbiamo bisogno di essere liberi dall’esito, dal risultato, mantenendo vivo il desiderio del bene. In Terra Santa non esistono soltanto odio e violenza. Esistono ancora realtà, soprattutto nella società civile, dove questo desiderio di fare qualcosa è reale, concreto, tangibile».
Pizzaballa ha reso omaggio a quanti, spesso lontano dai riflettori, continuano a costruire relazioni di pace. «Ci sono ancora persone disposte a mettersi in gioco, a vivere il Vangelo, rischiando talvolta anche la vita, l’incomprensione e la solitudine all’interno dei propri contesti sociali e culturali. Sono loro le persone importanti di oggi. Apparentemente sembrano decidere i grandi del mondo, ma sono questi uomini e queste donne che preparano il futuro e costruiscono le relazioni di domani».
L’omelia si è conclusa con un messaggio di speranza. «L’amore di Dio sostiene e guida il mondo, anche in Terra Santa. È quell’amore che non consente all’ira di avere l’ultima parola nella vita del mondo».
Al termine della celebrazione, il cardinale è stato salutato da un lungo applauso dei fedeli e si è intrattenuto per le fotografie ricordo. Su Venezia Pizzaballa ha detto: «Venezia è stata molto accogliente, molto interessata, molto attenta. Una bella realtà. Per i drammi nel mondo per prima cosa è importante pregare, poi informarsi, parlare, sostenere, non fare scendere l’attenzione». La giornata è proseguita con il pranzo in Seminario e, nel pomeriggio, con la visita ai padri mechitaristi dell’isola di San Lazzaro degli Armeni.
