Cento anni fa il Re al Lido, il 27 aprile 1926 che fece storia

Il 27 aprile di cento anni fa il Lido si trasformò in un palcoscenico a cielo aperto. A catalizzare l’attenzione fu l’arrivo di Vittorio Emanuele III accolto tra bandiere, applausi e una folla compatta.

Non una visita di routine ma un evento carico di significato, l’inaugurazione della nuova sede della Cassa di Risparmio, la visita dei lavori del Tempio Votivo e, successivamente, le case popolari di Sant’Elena.

Lo sbarco del Re e l’ovazione

Oggi, a un secolo esatto di distanza, quella scena sembra uscita da un film, lo sbarco, il Gran Viale sgomberato e blindato dai cordoni di milizia e truppa, i balconi gremiti di signore eleganti e curiosi, sguardi puntati. Un Lido vivace, mondano, pronto a mettersi in mostra. Alle 10 in punto il momento clou. La lancia reale attracca al Lido di Venezia, il Sovrano scende e sale su un’auto della Compagnia Italiana dei Grandi Alberghi che lo conduce alla cerimonia. Subito esplode l’entusiasmo. Cappelli alzati, fazzoletti agitati, applausi continui. La folla acclama il Sovrano e Casa Savoia trasformando quel breve tragitto in una vera passerella trionfale. Il suo passaggio diventa evento collettivo.

La bambina Lisetta

A sintetizzare il clima della giornata è la tenera immagine della piccola Lisetta Voltolina. È lei a consegnare al Re un mazzo di fiori e una pergamena a nome dell’Unione Sportiva Lido, presieduta da Tullio Volo. Un gesto semplice, calibrato, perfettamente in linea con l’idea di una comunità che si presenta unita e partecipe. Attorno un parterre d’onore composto da politici, banchieri, autorità civili e religiose. Nomi importanti dell’epoca, riuniti per rendere omaggio al Re e celebrare un momento simbolico per un Lido allora in pieno sviluppo.

Il parterre d’onore

Ad attendere il Sovrano gli onorevoli Miari e Buttafuochi in rappresentanza della Camera, la contessa Miari, dama d’onore della Regina Elena, il senatore Diena, l’onorevole Caccianiga, il commendatore Palumbo presidente della Commissione Reale per la Straordinaria Amministrazione della Provincia, il commendatore Pancino presidente della Cassa di Risparmio con altri presidenti Moratti (Lido), Valmarini (Trieste), Galli (Verona), Colpi (Vicenza), De Poli (Fiume, Istria), il commendatore Mussi direttore della Banca d’Italia, il signor Bonello per la Banca Commerciale, il gran ufficiale Tombolan Fava primo presidente della Corte d’Appello, l’ingegnere Saccardo progettista della costruzione, il dottor Jancovitz dello Stabilimento Bagni del Lido, il Maggiore dei Carabinieri cavaliere Abrile e tanti altri. Oltrepassato il piccolo loggiato d’ingresso nella prima sala era il Cardinale Patriarca Pietro La Fontaine con il segretario don Giovanni Zaniol, i monsignori Mario Vianello e Ravetta (rettore del Seminario), il ceimoniere don Luigi Moretti, il parroco del Lido don Romeo Tizianello, don Vittorio Piva e don Carlo Zinato. Fungeva da cerimoniere generale il cavaliere Drago del Municipio.

L’edificio simbolo

Al centro della giornata c’è la nuova sede della Cassa di Risparmio. Una palazzina a due piani, linee eleganti, facciata rosso caldo e il leone alato in pietra a marcare l’identità veneziana. Il progetto dell’ingegnere Ignazio Saccardo coniuga tradizione e modernità offrendo al Lido un edificio rappresentativo del suo sviluppo. La targa commemorativa dell’inaugurazione, ancora oggi visibile, ne certifica il valore fin dall’origine.

Negli anni l’immobile cambia funzione ma resta un punto di riferimento. Nel 1976 gli uffici bancari si spostano nella nuova sede in Piazzale Santa Maria Elisabetta, al piano terra di un condominio residenziale realizzato sull’area dell’ex Hotel Lido. Negli spazi lasciati liberi subentra il C.A.P.L.I., nel frattempo divenuto AV.A.L. (Associazione Veneziana Albergatori Lido) che mantiene anche lo studio del commercialista Danesin fino al 1996. Nel 2000 la proprietà passa alla società Cavallino Mare del Nord e l’edificio viene riconvertito in residenze.

Famiglia Zagnoni

La giornata del 1926 è anche il riflesso di una trasformazione urbana più ampia. Il Gran Viale, oggi asse centrale del Lido, nasce nell’Ottocento come un passaggio stretto tra orti e fossi. In pochi decenni si amplia progressivamente fino a raggiungere, nel 1905, quasi 28 metri di larghezza, dimensione necessaria per il tram elettrico. È il segno tangibile di un territorio che cambia passo. I fratelli Vincenzo e Pierpaolo Zagnoni hanno approfondito la storia del luogo riportando alla luce dettagli preziosi sull’evoluzione del Gran Viale: “Nell’Ottocento l’attuale arteria era poco più di uno stretto largo circa due metri, incuneato tra orti e circondato per lunghi tratti da fossi pescosi. Nel 1857 il Comune costruì il primo Stabilimento Balneario Fisola; l’anno successivo il tracciato venne ampliato a quattro metri. Nel 1872 la sede stradale fu portata a dodici metri, diventati diciassette nel 1888 e ventidue nel 1896. Nel 1905 il Viale raggiunse infine l’ampiezza di 27,90 metri necessaria per l’installazione del doppio binario del tram elettrico”. Ancora. “Il progetto dell’edificio denominato “Villino Teresa” risale al 1902 e venne commissionato da Giovanni Gaidano all’ing. Domenico Mocellin. Nel 1920 l’edificio risulta di proprietà Zanco e, almeno in parte, in uso alla Cassa di Risparmio di Venezia che commissiona un progetto di modifiche all’ingegnere Ignazio Saccardo. Tra il 1923 e il 1926 l’edificio è di proprietà della Cassa di Risparmio”.

Un’eredità che resta nel paesaggio e nella memoria

A distanza di un secolo, il 27 aprile 1926 continua a vivere non solo nelle cronache, ma nelle pietre, nelle linee urbane e nella memoria collettiva del Lido. Quella visita reale non fu soltanto un momento celebrativo, ma un tassello di un processo più ampio che stava ridisegnando identità e aspirazioni del territorio. Il passaggio di Vittorio Emanuele III si inserisce in un’epoca in cui il Lido ambiva a essere vetrina internazionale, luogo di incontro tra élite, turismo e sviluppo economico. Le istituzioni, le banche, le opere pubbliche, tutto concorreva a costruire un’immagine di progresso ordinato e condiviso. Oggi, camminando lungo il Gran Viale o osservando gli edifici sopravvissuti alle trasformazioni del tempo, si percepisce ancora l’eco di quella giornata. Non più gli applausi né le uniformi ma un senso diffuso di continuità. La storia, qui, non è relegata ai libri, è parte integrante del paesaggio urbano. E forse è proprio questo il lascito più significativo di quel giorno, aver fissato un momento in cui il Lido seppe raccontarsi al mondo, consegnando alle generazioni future non solo un ricordo ma un’identità riconoscibile e ancora viva.