Venezia, l’Archivio di Stato apre al pubblico con Dayanita Singh

A Venezia l’Archivio di Stato diventa spazio vivo e contemporaneo. Per la prima volta nella sua storia accoglie il grande pubblico con una mostra che ne ridefinisce funzione e identità. Non più solo luogo di conservazione ma organismo dinamico capace di dialogare con il presente.

Dal 17 aprile al 31 luglio, nel Refettorio d’Inverno, sono esposte le opere di “Archivio”, progetto della fotografa indiana Dayanita Singh, a cura di Andrea Anastasio. L’iniziativa nasce in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi e le Università veneziane Iuav e Ca’ Foscari.

Al centro una ricerca che attraversa oltre venticinque anni di lavoro. Singh trasforma l’archivio in linguaggio. Le sue fotografie superano la dimensione dello scatto singolo e si organizzano in strutture modulari e mobili, veri e propri dispositivi narrativi capaci di generare connessioni e aprire nuove letture.

Il percorso espositivo riunisce circa 300 immagini e disegna una geografia personale che attraversa l’Italia, da Venezia a Firenze, da Torino a Bologna, fino a Roma, Napoli e Palermo. Venti fotografie in bianco e nero dedicate alla città saranno donate all’Archivio di Stato di Venezia rafforzando il legame tra progetto artistico e istituzione.

Il confronto tra immagini contemporanee e documenti storici produce un cortocircuito tra memoria privata e memoria pubblica. Ne deriva una riflessione che supera i confini della mostra. Cosa significa archiviare oggi? E chi stabilisce ciò che merita di essere conservato?

“Fotografo da 25 anni e torno a Venezia da altrettanto tempo”, racconta Singh. “È una città a cui sono profondamente legata, anche se mi spezza il cuore vedere quanto è cambiata”. Nel suo sguardo, accanto agli spazi dell’archivio, compaiono luoghi simbolici come San Sebastiano, le Gallerie dell’Accademia e le fornaci di Murano.

Tra le immagini più emblematiche, quella di due faldoni accostati: “Rappresentano un legame, un amore. Possono essere una madre e un figlio, ma anche molto altro”. Un’immagine semplice che diventa metafora delle relazioni che l’archivio custodisce e, al tempo stesso, produce.

Il racconto dell’artista si estende alla trasformazione della città. “Quando chiudono il fornaio o il ciabattino, scompare la vita quotidiana. La città sta diventando sempre più un luogo di souvenir, hotel e bed and breakfast”. Il calo dei residenti resta, per Singh, il nodo centrale.

Da qui emerge un richiamo implicito alla politica: “Servono abitazioni accessibili e politiche capaci di trattenere i giovani. In assenza di interventi il rischio è quello di una Venezia sempre più sbilanciata verso turismo e popolazione anziana”.

Dopo Venezia, la mostra proseguirà a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, poi a Torino al MAU – Museo di Arte Urbana.

In una città sospesa tra memoria e trasformazione il progetto di Dayanita Singh restituisce all’archivio una funzione attiva, non semplice deposito del passato ma dispositivo vivo capace di generare relazioni, interrogare il presente e ridefinire lo sguardo sul tempo.

Info: orari di apertura da lunedì a venerdì 12–18